lunedì 8 agosto 2016

Il gioco dell'oca (svizzero)



E se per cambiare, al gioco dell'oca ci giocaste... in Svizzera? Io ho disegnato il gioco, che trovate da scaricare in formato pdf sul sito di Illustrazione Ticinese, gratuito ovviamente. A voi non resta che realizzare delle pedine personalizzate, vi occorrono solo dei tappi: di sughero, di plastica o di metallo!  Le istruzioni sono sempre sempre in IT!

Buon Lavoro! Anto


martedì 17 maggio 2016

Nuovi Ovetti hanno lasciato il nido



13. In una cassetta di libri in omaggio,  La Chaux-de-Fonds
14. Nella sala d'attesa di un oculista, Bellinzona
15. 2. premio al Contest "Gli Incubini compiono un anno, a Greta
16. 3. premio al Contest "Gli Incubini compiono un anno, a Nadia

lunedì 21 marzo 2016

Altri fantastici quattro!


9. In una buca del minigolf, Quartino
6. Nello spogliatoio di un club di tennis, Lamone
7. In una busta indirizzata, Lugano
8. Sulla telecamera in una pista di ghiaccio, Lugano

Sono già 12 gli ometti abbandonati a casaccio, e più ne abbandono, migliori diventano i luoghi... Il numero 9 l'ho visto beccarsi una pallina sul muretto, e ho visto l'espressione del bimbo che l'ha trovato, divertentissimo! Il 10 è finito vicino ai vestiti di una ragazza che iniziava la lezione quando il gruppo delle piccole aveva già finito. Mi ha colpito come osservava quelle nanerottole esagitate. Aveva un sorriso misto di malinconia e divertimento. L'11 aveva una missione scaramantica fondamentale che gli è riuscita! Il 12 è stato abbandonato alla festa del papà e so che ne ha trovato uno poche ore dopo. Il n. 13, che spero non porti sfortuna, uscirà dal Ticino e verrà abbandonato nel Canton Neuchâtel, per cui gli dovrò insegnare qualche parolina di francese...

martedì 23 febbraio 2016

Abbandonare diventa più facile!


5. Sul tavolino di un bar, Vezia
6. Sulla panchina davanti alla chiesa, Massagno
7. Alla maniglia di un'auto, Canobbio
8. Su un sentiero escursionistico, Apple Vicagna

Dopo i primi abbandoni, per i quali davvero ho fatto fatica, sia a trovare il posto più adatto, sia a separarmi dai miei ovetti, ora sto diventando più spavalda e intrepida. Però accidenti, questa iniziativa scandisce il tempo, che passa troppo velocemente...! 

lunedì 15 febbraio 2016

La mia moodboard




Con il giveavay di Petit pois rose, ho colto l'occasione per assemblare la mia moodboard, che altro non è che una tavolozza umorale. Una sorta di collage di oggetti che rappresenta, in un solo colpo d'occhio, lo stile, il carattere e le caratteristiche di chi la compone. E funziona! Guardando le moodboard ci si fa veramente un'immagine di chi le ha composte. Ecco allora la mia, che comprende le cose che uso quotidianamente, che tengo con me perché sono importanti, che mi servono da promemoria. Prima di tutto la composizione è rigorosa perché non sopporto il disordine e, lo confesso, tendo a raddrizzare oggetti, quadri, foto... Ho scelto il fondo bianco perché è ciò di cui ho bisogno per creare. C'è un ovetto di Incubino, uno dei 52 che abbandonerò in giro per il mondo onorando il buon proposito di gentilezza che mi sono posta per il 2016; i rocchetti di filo sono nei tre colori che utilizzo per i miei Incubini, gli aghi nelle due misure che uso per tutti i miei lavori - e se ne perdo uno impazzisco; i miei due smalti preferiti, in bilico tra neutro e rosso perfetto. Sì, il rosso è l'unico colore che in qualche modo e in forme diverse è spesso presente, nelle mie creazioni e nella mia vita; due timbri che uso per contrassegnare i miei lavori; un collage di mia figlia, per ricordarmi che i dettagli sono importanti, e che basta sbagliare una lettera per rovinare l'insieme; il tessuto già tagliato per produrre i miei lavori; l'ago per imbottire le mie creaturine; una caramella svizzera, perché nella vita ci vogliono sempre dolcezza, e radici; un disegno di mia figlia, perché mi scalda il cuore e mi ricorda di essere sempre istintiva, e che a volte qualche dettaglio in più nelle mie creazioni sempre essenziali a volte ci può stare; e infine la sua manina che rubacchia la caramella, perché so che nella vita bisogna accettare anche gli imprevisti, i piccoli, grandi imprevisti che possono sconvolgere i piani, ma che non devono frenarci.
#pprgiveaway #colorgiveawaypetit #petitpoisrose

venerdì 12 febbraio 2016

Perché creo pupazzi?


 Un Incubino, con i suoi bagagli, pronto per partire.

Molte di voi credo sappiano che sono redattrice di Illustrazione Ticinese, il maggiore mensile per famiglie della Svizzera italiana, per il quale mi occupo di interviste, redazione testi, rilettura bozze e delle mie rubriche di moda, bellezza, arredamento, tendenze e attività creative per bambini. Nel contempo faccio anche parte di un'agenzia pr per la quale principalmente mi occupo di traduzioni. Poi sono mamma e moglie, e nel limite del possibile cerco di essere anche amica. È solo nei ritagli di tempo che creo le mie creature. Perché? Vi chiederete voi, se hai già un lavoro "vero"? Me lo sono chiesta anch'io, perché è importante conoscere le ragioni che ci muovono a fare le cose. Beh, io ho una formazione artistica alle spalle, che mi è rimasta appiccicata addosso anche se oggi il mio lavoro è fatto di rigore. E allora creare mi riallaccia al mondo della fantasia e della creatività. Mi rilassa, mi fa stare bene, mi permette di pensare e di fare ordine nei miei pensieri. Forse per questo lo faccio sempre nel silenzio. Ma ciò che amo di più è il contatto con le persone che si rivolgono a me affinché io dia forma alla loro fantasia e ai loro desideri. Ascoltare, interpretare, comunicare con chi decide di comprare un oggetto fatto a mano direttamente dal produttore è il vero valore aggiunto. Ricevere un messaggio la sera tardi, perché chi ha adottato e regalato un Incubino desidera condividere con me la gioia di chi l'ha ricevuto, oppure ricevere una foto di un bimbo abbracciato a una mia creatura. Queste sono le ragioni che mi spingono a trasformare fili, tessuti e ovatta in piccole creature in grado di regalare, soprattutto a me, il calore dei rapporti umani. Ecco perché creo. Ecco perché credo fortemente che il mondo dell'handmade, che è popolato da tantissime creative eccellenti, abbia un valore che la grande industria non potrà mai offrire.

mercoledì 27 gennaio 2016

I primi abbandoni, qualche riflessione e una richiesta d'aiuto



N. 1 Carrello di un supermercato, Besso
N. 2 Ascensore di un supermercato, Vezia
N. 3 Bancomat di una banca, Mendrisio
N. 4 Auto elettrica in carica, Comano

Eccoli qui i primi ovetti abbandonati per il progetto #goccegentili, i 4 trovatelli di gennaio che spero abbiano trovato una famiglia. 
Dopo un mese posso dire di poter trarre le prime impressioni di questa esperienza. Prima di tutto si è rivelata un'impresa, ed un proposito, più difficile da attuare di quanto avessi previsto. Sarà che in Svizzera non si abbandona nulla per strada, e non si tocca la proprietà altrui! Quindi mi sono accorta che:
1. Aggirarsi furtivamente attorno alle cose degli altri crea sospetto. Bisogna farlo di nascosto.
2. Fotografare qualcosa che non ti appartiene, che sia una bucalettere, un'auto o una bici, non è cosa benvista.
3. Le persone non prendono, anzi non toccano nemmeno, ciò che non è chiaramente a disposizione. Ecco perché non arrivano neppure a leggere il bigliettino. Se c'è un oggetto posato da qualche parte lo si lascia lì. Qualcuno lo verrà a cercare...
4. Non è possibile abbandonare un oggetto in un luogo pubblico. Potrebbe far parte della decorazione, oppure essere in vendita. Ho lasciato un ovetto nel bagno di un ristorante, ad inizio cena. Quasi tutte le signore nel corso della serata sono andate in bagno. Alla fine della cena sono tornata in bagno e l'ovetto era ancora lì, esattamente come l'avevo lasciato. Ovviamente devono aver pensato che facesse parte dell'arredamento, quindi non si tocca.
5. Trovare un posto che sia sufficientemente visibile e frequentato, eppure protetto da eventuali intemperie, come pioggia, neve o vento, è difficilissimo.


Quindi, devo ripensare ai luoghi di abbandono, "personalizzandoli" di più. 

Avete dei suggerimenti per diventare mie complici? Grassieeeeee